Lampedusa resort

Isola di Lampedusa: ...la vacanza dei tuoi sogni!

Flora e fauna...

Perle di bellezza assoluta nello spettacolare scenario del Mediterraneo sono Lampedusa, Linosa e Lampione, isole per eccellenza, luoghi d'equilibrio e d'armonia da vivere in simbiosi col mare coi gabbbiani, con le terre aspre, coi cieli tersi e ventosi, coi profondi silenzi.
Veri santuari della natura le tre isole rivestono notevole valore scientifico anche per il loro ambiente "terrestre" che annovera comunità animali e vegetali importanti, quando non eccezionali. In virtù di ciò a Lampedusa Lampione e Linosa sono state istituite tre ampie Riserve naturali regionali con l'intento di salvaguardare le espressioni più caratteristiche della flora, della vegetazione e della fauna.

L'interno dell'Isola di Lampedusa, offre oggi, un paesaggio uniforme di biancheggianti e brulle distese rocciose, ove attecchiscono unicamente talune specie erbacee ed arbustive, adattatesi alle difficili condizioni ambientali. Abbiamo usato l'avverbio "oggi" non a caso: Lampedusa infatti colonizzata a partire dal 1843 dai Borboni, era rimasta sino allora praticamente disabitata e sporadi- camente frequentata. Ciò aveva favorito la conservazione di un ambiente naturale assolutamente integro; un ambiente ben diverso e ben più rigoglioso di quanto adesso non appaia.
I numerosi e dettagliati rapporti sull'arcipelago, inviati dai comandanti disposte dai borboni, sono in questo senso illuminanti: nel 1791, Lampedusa, abitata da pochi agricoltori è definita " grassa e ferace ed abbonda si sorgive d'acqua vi ha dovizia di cacciagione, di conigli, di tartarughe, di capre selvatiche e di daini. è inoltre tutta l'isola rivestita di piante e di alberi tra i quali vi sono in gran numero carrube, fichi, oleastri, ginestre, lentischi, corbezzoli, datteri"
Numerose, preziose informazioni ci pervengo, poi, a partire dal 1843, anno di inizio della colonizzazione dell'isola da parte del Governatore Bernardo Sanvisente. Con dilienza, egli arriva a indicare il numero esatto di Olivastri presenti a Lampedusa (5118). Riguardo alla fauna egli scriveva "...vi è una gran quantità di conigli, di grossi scarabei... le gru vi passano... e le foche dette volgarmente vitelli marini riposano nnele grotte situate verso la parte di Levante..."
Pur se finalizzata ad un equilibrato sfruttamento delle risorse agricole, fu considerevole l'attenzione verso l'ambiente naturale di Lampedusa e Linosa da parte del Governatore. Egli si preccupò, infatti del pascolo eccessivo nei boschi, regolamentandolo rigorosamente; di una corretta regimentazione delle acque; di una efficiente piantumazione di alberi d'alto fusto; e, soprattutto di una pianificazione delle attività delle "carboniere" esistenti nelle isole. Ciò sino al 1852, anno in cui il Sanvisente - giustamente preoccupato dall'eccessivo sfruttamento dei boschi - ribellandosi alla concessione di ben 52 nuove carboniere a Lampedusa, così disobbedendo alle autorità palermitane e intaccando vasti interessi economici, segnava la propria sorte, e per certi versi. Anche quella dell'isola.

Nel gennaio del 1854, messo sotto inchiesta, il Sanvisente era costretto a lasciare Lampedusa per sempre: aveva inizio così l'inarrestata devastazione dei boschi e il conseguente, inesorabile depauperamento delle caratteristiche biofisiche dell'isola. Ciò nonostante, essa conserva ancora oggi parecchi elementi di grande rilievo, tanto da rendere necessaria la istituzione di una Riserva naturale orientata a protezione di un'ampia fascia della costa meridionale (349) ettari ove insistono le espressioni più caratteristiche della flora e della vegetazione attuale.
Tra le specie più interessanti sono il Fior di Tigre, una piccola Stapelica, unica pianta europea cactiforme, che vegeta nelle fessure delle rocce, ed un'erbacea dai capolini giallo-viola, la Grattalingua marocchina, in popolamenti estremamente localizzati: si tratta di due endemismi, che testimoniano l'affinità con specie del continente africano, evolutisi in ambienti tropicali sub-desertici.

Sono pure presenti numerose specie erbacee di natura steppica, come l'asfodelo, la Scilla marittima, l'endemico Limonio e talune, arbustive lianose, tipiche della Macchia Mediterranea, come l'Euforbia arborescente, il Thè siciliano, il Camedri femmina, la Clematide, il timo, il Mirto, il Cisto di Montpellier, il Corbezzolo. Particolare interesse rivestono lo scoglio dei Conigli e la spiaggia antistante: la Riserva lampedusana - in un primo tempo limitata a questa sola area - vi trova infatti la sua stessa ragion d'essere al fine di garantire le condizioni ambientali necessarie alla riproduzione delle tartarughe marine - le Cartetta caretta - ed approfondire le conoscenze scientifiche sul fenomeno della ovodeposizione nell'arcipelago, uno degli ultimi siti italiani ove esso si verifica ancora.
Notevole dal punto di vista faunistico, è la presenza a Lampedusa di uccelli migratori, taluni dei quali nidificanti come il Falco della Regina, proveniente dal Madagascar, e il Gabbiano Reale; di una piccola lucertola, il Psammodromo algerino (solo sullo scoglio dei Conigli); di una grossa Cavalletta endemica - il Panfago di Ortolani - preda preferita del falco della Regina; di due innocui serpeni, in piccole popolazioni: il Colubro dal cappuccio e il colubro lacertino.